Le voci di MeA, parlano gli allievi

Per capire meglio cosa è e cosa fa la Scuola civica MeA (ma anche come lo fa) non c’è voce migliore di quella degli allievi che animano i corsi e i laboratori della struttura di Siniscola, Posada, Torpè, Lodè, Bitti, Lula, Onanì, Osidda e Orune. Sentirli tutti, che come sappiamo sono oltre le duecento unità, non è cosa possibile se non attraverso un’indagine quantitativa; per questo, per questa prima raccolta di riflessioni, abbiamo chiacchierato con alcuni di essi con l’obiettivo di capire ragioni e sentimento legati a una scelta impegnativa ma ricca di soddisfazioni. 

Si è partiti da lontano, ma al tempo stesso dalla predisposizione del singolo musicista o appassionato apprendista; da una condizione intima limitante che solo un percorso formativo come quello di MeA può contribuire a superare. Come spiegatoci da Alex «uno dei motivi per cui non si va alla scuola civica è l’individualismo»: «C’è gente – aggiunge l’allievo con la passione per le sei corde – che ha paura di confrontarsi con gli altri, ma anche con sé stesso una volta dentro una dimensione più ampia delle quattro mura di una camera. Ma una scuola come questa, che parte dalle necessità del singolo, non ti mette certo di fronte a sfide competitive. MeA ti mette insieme, ridimensiona le tue paure e anche il più esperto non viene certamente privato delle sue conoscenze precedenti. Chiunque impara qualcosa di nuovo, chiunque è messo nelle condizioni di padroneggiare un lessico inedito o rinnovato; sia che l’allievo abbia 20 anni, sia che ne abbia 40»

D’accordo con lui Luciano. «Quello che questa scuola ci da – afferma il sassofonista – è una cassetta degli attrezzi, un metodo coerente e articolato di studio con l’obiettivo di raggiungere livelli e competenze tali da poterci permettere di suonare con gli altri. Quindi non una sfida tra singoli, ma una condivisione delle conoscenze per tirare fuori al meglio un lavoro comune. Lo studio è impegnativo, ma si stanno ottenendo grandi risultati, anche dal punto di vista della socialità: incontri persone che non conosci, ma con le quali riesci a suonare. E poi è bello essere affiancati da allievi molto più giovani che tengono banco. Sono cose che fanno bene e che ben fanno sperare»

Tale attività in comune, che si aggiunge ai corsi individuali, è oggi ben rappresentata dalle attività laboratoriali. Ma la scuola civica non si è limitata a questo. La Carovana MeA, che presto ripartirà con una tappa in uno dei 9 Comuni aderenti, ha unito il lavoro di squadra alla gestione collettiva del palco. «In quella occasione – ha affermato Cristina, cantante – abbiamo potuto mettere in pratica non soltanto la nostra dimensione esecutiva. In quelle esibizioni (fino ad ora realizzatesi a La Caletta e a Lula, Ndr) abbiamo potuto mettere in connessione lo strumento voce con il fattore corpo. Sul palco non si sta fermi davanti a un microfono e anche il modo di porsi è una questione che la scuola ti aiuta ad affrontare». Ma si pensa anche a una marching band: «Lì, quando e se la si farà – aggiunge Luciano – il livello di affiatamento dovrà essere ancora maggiore. Lì impari a suonare senza dare fastidio agli altri, anche perché sei senza microfono, senza amplificazione, devi gestire i suoni con tanta consapevolezza»

La discussione è proseguita analizzando il binomio metodo-talento, con il primo che mette in discussione quel che si pensa di avere: «Canto da giovanissima, cantavo in chiesa – ribadisce Cristina –, ma mettermi a studiare ha significato tanto per me. Il metodo di studio ti da consapevolezza e ti insegna a costruire la forma canzone». Uguale per Mario, giovane pianista: «Ho sempre suonato musica classica, ma quelle potenzialità che ho scoperto dentro me stesso non erano sufficienti per concepire un lavorodi gruppo. Ora grazie a queste interazioni ho scoperto anche la notazione inglese che prima non conoscevo».

Lo stesso dicasi per Matteo, batterista che ha scoperto «di avere ritmo quando all’asilo percuoteva le sedie disposte come temburi». Al termine della chiacchierata, all’unisono, gli allievi hanno auspicato una stretta collaborazione tra le scuole civiche: «La musica nell’istruzione primaria è ricevuta male dai bambini e dai ragazzi. Occorre una grande sinergia, ma a patto che non sia qualcosa di forzato. Sarebbe auspicabile potenziare il percorso musicale previsto nelle offerte formative attraverso delle attività extracurricolari che possono essere scelte dagli interessati».

2 Maggio 2022
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